LA PAZIENZA DEL POPOLO


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C’era una volta, all’incirca il 1212 anno domini, il regno della Fava, con tanto di Castello, dove nel sottostante borgo la vita scorreva semplice, sana, onesta etc, e la legge era uguale per tutti. C’erano anche alcuni uomini ricchi faccendieri, costruttori ed eruditissimi politichesi che non si sentivano uguali a tutti gli altri. Stanchi di questo clima, i ricchi eruditissimi si organizzarono con gran fiducia, ed alla prima occasione elessero in modo democraticamente feudale un loro rappresentante: Primo, fu acclamato !! Così fu che il nuovo eletto ricevette l’investitura ufficiale nelle stanze del Castello, e fra le acclamazioni popolari, la gioia ed i festeggiamenti in presenza degli eruditissimi, disse che le cose dovevano migliorare, e che per migliorare bisognava cambiare per il prosperare del paesello e quindi non era giusto che un ricco per andare davanti al giudice facesse la stessa strada del povero. Il popolo ascoltò le sue parole, e si disse d’accordo. Così da quel momento furono costruite due strade, una disadorna, in acciottolato e in sali-scendi per i poveri, l’altra fastosa, circumnavigante, comoda ed in pianura e con tutti i conforts, per i ricchi.

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scranno1Poco tempo dopo, i ricchi non essendo soddisfatti di quella richiesta dissero: non è giusto che un ricco si sieda sullo stesso scranno del povero, il suo deve essere più alte e più consono alla sua persona.

Quindi, mandarono nuovamente Primo nelle piazze del regno della Fava ad annunciare questa nuova richiesta. Il popolo fiducioso lo ascoltò e gli diede ragione. Così da quel momento furono fabbricati due scranni, uno piccolo e disadorno per i poveri, l’altro alto e fastoso per i ricchi.

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  Ma i ricchi lo si sa, non si accontentano mai, tanto meno di… e dissero: “non è giusto che con lo stesso codice penale si giudichi sia il ricco che il povero”. Così a Primo toccò andar di nuovo in tutte le piazze del regno e convinse il popolo ad adottare due codici: uno severo e duro per i poveri, l’altro blando e leggero per i ricchi. In fondo, i cambiamenti erano per il bene e lo sviluppo del paese. Il popolo lo ascoltò e gli diede ragione.

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giudice2I “ricchifaccendiericostruttoripolitichesi”, visto e considerato che il popolo del regno della Fava ascoltava, approvava, rispettava e riponeva fiducia in Primo, non solo non si accontentarono ma si ritennero ulteriormente insoddisfatti di quest’ultimo risultato, e dissero nuovamente: “popolo della Fava, guardate che per migliorare veramente il nostro paesello non è giusto che lo stesso giudice giudichi un povero o un ricco”. E così fu che l’ubbidiente Primo ritornò su tutte le piazze del regno a convincere il popolo di questa nuova richiesta. Il popolo ascoltò, gli diede fiducia e ragione.

E così furono eletti due giudici, uno con la faccia arcigna e cattiva per poveri, l’altro con la faccia buona e comprensiva per i ricchi

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giudice3Dal momento che i ricchi quando finivano sotto processo percorrevano una bella strada, sedevano su uno scranno alto, venivano giudicati da un codice blando, e si vedevano tutti assolti, a Primo non parve vero e disse al popolo:” è inutile sprecare tutti questi soldi per celebrare processi nei quali i ricchi sono sempre innocenti e assolti”. Andò in tutte le piazze a dire che il popolo doveva risparmiare sulla giustizia e farla funzionare meglio abolendo inutili processi. Il popolo lo ascoltò, lo guardò e disse:”  Primo, aspetta un po’ …”

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A questo punto il popolo del regno della della Fava si consultò, e visto che risultò stanco di tutte queste richieste di aria fritta, fiorellini in estinzione, ponticini e ponticelli, ricche balle onorarie, petrolstagni e muntonarzi, strada brutta strada bella, se proprio vuoi vai in bicicletta, 5 vele e 5 merde, trono consono o sgabello e paraponziponzipò, prese tempo, andò a casa e ci dormì sopra.Il sogno gli sussurrò:

*

sognonudo“Sii leggero e proteso verso alti ideali, sii paziente e non timoroso del divenire. Lascia che il tempo scorra nella tua mente e non lasciare che i ricordi ristagnino nella tua memoria. Il tempo deve essere la tua forza, perciò impara a saper attendere la piena e la siccità, l’abbondanza e la scarsità, a vivere il pieno ed il vuoto, la presenza e l’assenza.

Impara tutto questo osservando attentamente e con pazienza il corso della natura, e se lo rispetterai nel profondo della tua genesi e del suo sviluppo, acquisterai una saggezza che nessuna lingua umana potrà mai insegnarti”.

Il giorno dopo, si da il caso che fosse Pasqua, il popolo resuscitò. Stanco di tutte queste richieste, aprì gli occhi, chiuse la strada bella dei ricchi, buttò giù lo scranno alto e consono, bruciò il codice blando, licenziò il giudice buono e bello, e processò in piazza i ricchifaccendiericostruttoripolitichesi…

 
§

E fu da quel dì che   imparò ad essere secondo al popolo.

><><><><><><><><><><><><><><><><> Psammòfil-City  08-04-1212  <><><><

 

MACOMECAZZOVELODEVODIRE ???

CHIUDETE ILCONTO IN BANCA..SVEGLIAMOCI !!!COSA CI HA MAI FATTO CREDERE CHE DELLA CARTA SIA COSI PREZIOSA?? 

KEEPONTRUCKINGENTE

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Un commento su “LA PAZIENZA DEL POPOLO

  1. Pingback: BUONA NOVELLA del PASQUALE « 2010: Fuga da Polis

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